4 febbraio 2012 redazione@ciociaria24.net

Ceccano2012 – Idee in Movimento: Ceccano e il β-HCH , una strana storia tutta italiana

 

L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la repubblica tutela la salute, come fondamentale diritto dell’individuo, così come interesse per la collettività, garantendo cure per gli indigenti. E’ compito delle istituzioni sanitarie (ASL) e dei sindaci tutelare la salute dei cittadini a livello locale, così almeno dovrebbe essere o forse Ceccano non fa parte della Repubblica Italiana quanto piuttosto dello stato libero di Bananas visto il pressappochismo e la superficialità con cui è stata gestita la gravissima emergenza dell’inquinamento da β-HCH nella valle del Sacco.

Il beta esaclorocicloesano (β-HCH) è un prodotto di sintesi del lindano, un fitofarmaco bandito nel 2001 perché potenzialmente nocivo per la salute umana e animale e altamente inquinante. Il β-HCH ha una vita lunga, è solubile nei grassi e non può essere metabolizzato dal corpo umano. Pare che nelle donne possa venire espulso ma solo durante l’allattamento mettendo a rischio la salute del bambino. Un’acuta esposizione al β-HCH sia negli uomini che negli animali può provocare gravi danni al sistema nervoso centrale e molti studi correlano l’esposizione a questa sostanza tossica all’insorgere di diabete, di problemi funzionali alla tiroide e all’apparato riproduttivo.

Nel marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza per la valle del fiume Sacco a seguito dei risultati analitici di campioni di latte crudo di un’azienda agricola che evidenziavano livelli di beta-esaclorocicloesano (β-HCH) molte volte superiori a quelli previsti dalla legge.

Sulla base dei controlli eseguiti si è accertato un inquinamento ambientale di ampia estensione legato alla contaminazione del fiume Sacco. Gli studi fino ad ora effettuati hanno dimostrato l’esistenza di un rapporto di causa-effetto tra la presenza nei sedimenti e nelle acque del fiume Sacco delle molecole HCH (alfa-beta-gamma) e la contaminazione dei terreni agricoli prossimi al fiume e successivamente il possibile trasferimento all’uomo attraverso la catena alimentare (dal foraggio ai prodotti animali).

 

Conseguentemente il D.P.C.M. 19 maggio2005, hadichiarato fino al 30 aprile 2006, lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nel bacino del fiume Sacco che interessa il territorio dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano nella provincia di Roma, e dei comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino nella provincia di Frosinone. Lo stato di emergenza è stato successivamente prorogato con D.P.C.M  6 aprile 2006, 24 aprile 2007, 30 maggio 2008 e 31 ottobre 2008, fino al 31 ottobre 2009.

 

Ma già prima dell’emergenza beta-esaclorocicloesano (β-HCH)  la Regione Lazio  da l’incarico alla ASL Roma E  di effettuare un’indagine epistemologica per i periodi 1997-2000 e 2001-2004 su due aree a maggiore (area 1: comuni di Colleferro, Segni e Gavignano) e minore (area 2: Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino) rischio di inquinamento ambientale sulla base della distanza dal polo industriale di Colleferro.

In tutti gli atti regionali sul bacino della valle del Sacco fino al 2009 Ceccano è esclusa, con l’omertosa complicità dei nostri rappresentanti che sia a livello comunale che provinciale e regionale si sono comportati come se Ceccano fosse un’isola incontaminata all’interno del bacino del Sacco (abbiamo addirittura l’assessore provinciale all’ambiente ceccanese).

Nel 2010 “incredibilmente” si decide di effettuare anche a Ceccano sotto la competenza della ASL di Frosinone un controllo sulla contaminazione del β-HCH sulla popolazione, dopo che nel frattempo erano state abbattuti centinaia di capi di bestiame contaminati. A due anni di distanza i risultati della campionatura restano un arcano indecifrabile anche per coloro che sono stati sottoposti al test. Abbiamo avuto la segnalazione con relativa documentazione di tre casi di cittadini che sono stati sottoposti al test nel 2010 e che lo hanno ripetuto nel2011, inun caso abbiamo una riduzione del β-HCH nei lipidi di circa il 50% (da 345 ng/g a 188ng/g) in un altro di oltre il 90% (da 125 ng/g a 19ng/g) e il terzo è ancora in attesa dei risultati di luglio 2011 nel prelievo del 26/03/2010 aveva una concentrazione di  β-HCH di 409ng/g.

A questo punto ci domandiamo se tutte le pubblicazione scientifiche abbiano preso un clamoroso abbaglio sostenendo che il β-HCH ha una vita lunga, è solubile nei grassi e non può essere metabolizzato dal corpo umano o c’è qualcosa che non ha funzionato nello svolgimento dei test?

Ma forse è ancora più grave il fatto che i nostri cittadini siano stati usati come cavie e completamente abbandonati a loro stessi senza neanche un tentativo di spiegazione.

 

Eppure la comunicazione con la popolazione residente in un sito inquinato è particolarmente rilevante. La nozione che la presenza di fattori di rischio per la salute possa generare patologie  negli abitanti di una certa area crea comprensibilmente uno stato di allarme e la necessità di ricevere risposte adeguate e coerenti sul tema dello stato di salute, della possibilità di azioni preventive, di controllo, come pure di suggerimenti di tipo comportamentale.

Come cittadini chiediamo alle istituzione competenti di fare chiarezza sulla metodologia usata e sui relativi risultati dell’indagine svolta, sarebbe opportuno che l’ufficio di competenza della ASL di Frosinone  desse la sua versione sui criteri usati per la campionatura e renda pubblici i risultati e che il Sindaco esca dalla sua latitanza come responsabile della salute dei cittadini di Ceccano e si occupi un modo concreto e trasparente del problema.

 

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