Celebrare con l’i-pad (di Pietro Alviti)

Avevo appena scaricato l’app iBreviary (tutta la liturgia delle ore disponibile sul computer o sul tablet) quando ho letto il post di Antonio Spadaro sulla discussione in corso per l’utilizzo di strumenti elettronici nelle celebrazioni.

Il 30 aprile scorso i 7 vescovi della Conferenza Episcopale Neozelandese hanno inviato una lettera ai sacerdoti delle loro diocesi nella quale hanno affermato di aver ricevuto numerose richieste in merito all’uso del Messale Romano su supporti informatici (iPad, altri tablets, e-readers e smartphones) al posto dei libri liturgici tradizionali.

 I vescovi scrivono di aver soppesato la cosa, esaminando con attenzione anche quanto accade in altri Paesi. Essi considerano che le varie applicazioni che portano il Messale sui supporti digitali siano «eccellenti a scopo di studio», ma «non possono essere usati dal sacerdote nella liturgia», Quindi «solamente la copia del Messale Romano stampata in maniera ufficiale può essere usata durante la messa e le altre liturgie della Chiesa».
I vescovi forniscono anche una motivazione della loro decisione: «Tutte le fedi (all faiths) hanno libri sacri (sacred books) che sono riservati per quei riti e quelle attività che sono al cuore della fede. La Chiesa Cattolica non è differente, e il Messale Romano è uno dei nostri libri sacri. La sua forma fisica indica il suo ruolo speciale nel nostro culto. Il Messale è riservato per l’uso durante la liturgia della Chiesa. L’iPad e gli altri strumenti elettronici hanno una varietà di uso, come per esempio giocare, navigare in internet, guardare video e controllare la posta elettronica. Già questo di per sé rende il loro uso inappropriato per la liturgia».
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