Ciociaria si, Ciociaria no. Il dibattito continua (di Pietro Alviti)

Prosegue, animato ed interessante, il dibattito sul toponimo Ciociaria, assegnato alla nostra terra alla fine del ’700.

Elena Dandini: Sono ciociara di origine e non mi sento orgogliosa di esserlo quando vedo una terra tanto bella non valorizzata turisticamente, quando vedo che la musica classica é meno importante di una “pseudo” sfilata di moda ( Villa Comunale di Frosinone), quando penso che un capoluogo di provincia non ha un teatro ed un Conservatorio non ha un auditorium, quando vedo solo macchine di lusso e tanta ignoranza e mancanza di senso estetico….i ciociari sono rimasti gli stessi hanno solo cambiato le loro calzature, al posto delle ciocie adesso calzano Hogan!

Vincenzina: Quando mi viene chiesto :- Di dove sei , io rispondo : Sono ciociara fiera di esserlo sempre , ovunque , dovunque e per chiunque

Giorgia Pellegrini ‎”ciò che chiamiamo rosa, con ogni altro nome avrebbe lo stesso dolce profumo”

Alfredo Lauretti Dal 700 non e’ cambiato nulla tranne il fatto che da 30 anni ad oggi, nella capitale il piu’ “romano” e’ di Caltanisetta. Il resto e’ rimasto invariato, compreso quel loro ( ingiustificato) senso di superiorita’.

Stefano Mingarelli Casilina è un nome storpiato, deriva da Consolare Latina, che nelle epigrafi veniva spesso diminuita in CO S L INA. Ovvero, la via che attraversa tutto il territorio dei Latini. Il Lazio andava da Roma fino al territorio degli Aurunci, popolazione protolatina, ai confini con la Sannitica Capua. Viterbo ma già la zona di Bracciano erano Etruria. Dunque la Ciociaria, dai Castelli ad Atina-Cassino-Esperia, era Il Latium vetus. La terra dove nacque la lingua e la civiltà occidentale moderna. (me so’ allargato eh? Na sfuriata de campanilismo fulminante)

Sara Palmigiani a me non risulta che sia usato sempre in senso dispregiativo!il fatto che il termine sia nato per denigrare non vuol dire che oggi non si sia arricchito di tanti altri significati…per cui, rifiuto l’offerta e vado avanti prof.!!!

Stefano Mingarelli Lazio Antico – Antico Lazio Il fatto sarebbe poi essere ancora all’altezza di un nome tale!  in fondo, se ci pensiamo bene, siamo più ciociarotti che antichi latini!

Sara Silvestri Stefano non credo affatto… qdo usiamo il terimine “ciociaro” come un aggettivo dispregiativo, e sono spesso i romani a farlo o quelli a nord di roma, non si rendono conto che se non c’eravamo noi loro nonavrebbero mangiato neanche un uovo E I LORO BAMBINI NON AVREBBERO AVUTO NEANCHE UN PO’ DI LATTE (le balie ciociare erano richieste in tutta italia)… eravamo la campagna e marittima per un motivo ben preciso. Ci chiamavano “burini” ma forse non sapevano che il termine deriva dalla parola “aratro” quindi, almeno io, ogni volta che sentivo questa parola ridevo della loro ignoranza… Forse è stata la necessità di dare un nome a questa “razza”, visto che avevano la mania nel ventennio di etichettare tutto, quindi etichettandoci come razza ciociara ci hanno messi in un recinto, peraltro territorialmnete indefinito, e lasciati qui. Siamo indefiniti, è questo il vero problema, sarebbero ciociari alcuni paesi in provincia di latina ma se glielo vai a dire rispondono “assolutamente no!” con tanto di smorfia di sdegno. Il nome deriva dalle calzature che portavano i nostri antenati, le ciocie, e questo lo sanno tutti….ed è proprio questo che non sopporto! come se ci chiamassimo “ciavatteria” o “sandalonia”, ovviamente scherzo ma su una cosa sono sicura, che <CIOCIARIA> è veramente cacofonico, se ci fossimo chiamati che so, <CICERONIA> sarebbe stato meglio, più illustre magari avrebbe indotto più turisti in questa terra piena di storia e bellezze naturali. A parte tutto, vi invito a leggere un libro, Viaggio in Ciociaria di cesare pascarella, lì capirete come un intellettuale vedeva la nostra terra, e di colpo vi verrà una botta di orgoglio ciociaro doc da non poter resistere. Non avrei voluto nascere in nessun altro posto, adoro questa terra, la sua storia, le sue tradizioni, i suoi uomini e le sue donne, per il suo dolore e le sue sofferenze. Una terra poco sfruttata e poco conosciuta….dove la razza non c’entra, c’entra il cuore. Cuore ciociaro, non razza. questo dà fastidio e molto.

Io:  Rimane la questione di avere sulle spalle una cacofonia… politica nel senso più ampio della parola. I Cechi non hanno chiamato il loro territorio Cechìa o Cechia perché era il nome utilizzato dagli invasori tedeschi… preferiscono la perifrasi Repubblica Ceca. E poi le cioce erano utilizzate da tutti quelli che non potevano permettersi le scarpe… che vivessero in Campagna o in Marittima o a Trastevere

Daniele Masi Non apprezzo particolarmente l’appellativo “Ciociaro”! Ad oggi è perlopiù usato nella sua accezione più offensiva, nella sua facile associazione a termini come “burino”, “villano”, “stupidotto”. Ovvio che, e lo dico con grandissimo rammarico, noi non ci adoperiamo assolutamente nel correggere questa visione che gli altri hanno, anzi, la amplifichiamo (ma questo è un’altra storia). Siamo inconsapevolmente la culla di una civiltà importante, ma ci barrichiamo dietro la mediocrità di termini che non dovrebbero appartenerci. “Ciociaro” è un termine moderno, che non racconta niente dei Volsci, dei Latini e degli Ernici, si sposa male con l’esplosione industriale della nostra zona, e soprattutto è ormai ABUSATO!
E’ fondamentalmente tutta una questione di marketing, di sapersi vendere, e di certo “LAZIO ANTICO” (per dirne una a caso eh) ha tutto un altro sapore rispetto a “CIOCIARIA”!

Rita Terenzi Non sempre in senso spregiativo. Quella che segue è una poesia che Bonaviri ha scritto in onore della Ciociaria.

ODE ALLA CIOCIARIA
Terra ciociara dai mille rigagnoli
dal pane buono come seni di donna
il viandante ammàlii come tela di ragno
che in volute su se stessa ritorna.
Sotto canneti, querce e castagni
Il ciclamino il capo reclina sull’orma
di chi lo sogguarda, e in vergogna
ancor più si arrossa chiuso nell’ombra.Oh, stupore della mia infanzia lontana!
Quando sui tetti si infoltiva il vento
e stegolàndoli piangeva per il suo essere inane.
Qui àlia con flebil lamento
dalle grotte di Patrica e di Arpino, e il giovane
Massimo lo rincorre a stento
per ributtarlo sui sassi in paura, e sui rami
degli ulivi tremanti in burroni e monti.Ti taglia, o terra, le tue carni il Sacco
in un leggero ondare ormai triste
con pesci fluviali morti in stacco
dalle acque oscure ma per squame e lische
è in brillanza il sole che ad ovest si insacca.
Le macchine in corsa fra rimbombi e fischi
e i pigolanti uomini piccini, piopiofich,
s’adombrano sull’ultima rana che gracchia.

Ciociaria, le tue campane a vespro suonano
da paesi che par diroccano in rime
di osanna a valle, nelle tue antichissime icone
dormono gli iddii. Per ridolenti colline
e fra i gigli umidi dei boschi è come
fumo in vanescenza Angelica, e sui timi
e sulle alture in mille echi rintrona
dello sperduto Paladino il corno.

Qui a Frùsino vola in fiorenza
violetta la piccola Raffaella sulla torre
campanaria ove nascon le ore, la semenza
granisce su tutta la terra.
Dalla città, bimbi si levano in volo
con cappellucci stinti, in mano del pane
e dolci susamielli, e, simil a rosa, in stuolo
li buttano ai ragazzi neri, gialli, in bluanza di pianto.

Sull’arso filo dei monti Lepini
s’accendono le stelle, una due tre,
e cadon al soffio del vento; coccodè
fa la gallina, guarda in meraviglia
la vecchia, prendono i contadini
panieri di vimini e giunchiglia
colti sulle rive del Liri, e raccolgono stelle
che offrono ai nipotini lor Re.

Lasciate case, bovi, stalle in luminamento
(il Papa a Roma in preghiera si assopisce
con chiocciole in grembo),
fanciulle velate e suonatori in stordimento
vanno al seguito di rupestri api al lembo
estremo della terra che in fuori
si inabissa assieme al vano tempo passato
con dietro suoni di gong e di viole d’amore.

Giuseppe Bonaviri

Fonte http://networkedblogs.com/AsbVS

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