12 febbraio 2012 redazione@ciociaria24.net

Comunicato stampa della Ditta Liburdi

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della Ditta Liburdi: << Alla luce delle dichiarazioni rese dai mezzi di stampa nella serata di ieri e nella giornata di oggi, ci sembra doveroso fare un comunicato stampa ufficiale.

Innanzitutto ci preme sottolineare  che non è arrivata alla Ditta Liburdi né ieri nè nei giorni scorsi alcuna comunicazione che potesse esser collegata ad una denuncia a piede libero, e quindi le comunicazioni rese dalla stampa sono state accolte come un fulmine a ciel sereno, bensì la chiusura delle indagini preliminari e il relativo avviso ( ex art. 415 bis cpp) sono arrivati nel lontano dal 04 novembre 2011, e tra i possibili reati per i quali risulta iscritto il nome del Signor Liburdi Maurizio non c’è l’inquinamento dell’aria.

A proposito poi sulla presunta denuncia a piede libero e delle dichiarazioni fatte ci sono molteplici osservazioni da fare.

Per il primo punto, che è quello che ci preme di sottolineare principalmente, le analisi effettuate dall’ARPA Lazio sul sito di Ceccano, durante i giorni dell’incendio evidenziano quanto segue:

“ … Gli esiti analitici relativi al controllo effettuato sul materiale particellare di ricaduta ( vedi Rapporto di prova NRG 5 del 05/01/2011), prelevato su superfici esposte (davanzali, tavoli ed altri oggetti presenti nel sito) in aree prossime all’incendio durante le fasi finali dello stesso, hanno evidenziato la presenza di un valore di concentrazione significativo di alcuni congeneri di PCB (1.9 mg/Kg ss, ) nonché di PCDD e PCDF ( 36 mg/Kg ss espressi in Tossicità Equivalente) a significare l’effettivo sviluppo di dette forme di inquinanti durante la fase dell’incendio.

I controlli condotti sulla parte superficiale del terreno ( top-soil) prelevato all’interno dell’area di probabile ricaduta dei fumi hanno mostrato che:

–       La concentrazione dei metalli presenti nel terreno rispetta normalmente il valore previsto per i suoli ad uso verde pubblico, privato e residenziale ( Tabella 1 dell’all.5 alla parte IV del D.LGS. 152/06 e smi) con la sola eccezione dell’Arsenico la cui presenza è stata rilevata nel punto posto a 300 metri a S-E di Casa Simeone (NRG 269): tali superamenti sono da ricondursi ad una normale caratteristica del suolo nel punto stesso;

–       La concentrazione di IPA e PCB rientra nei valori normali riportati nella Tabella 1 del già richiamato Decreto Legislativo;

–       Le concentrazioni di PCDD e PCDF rientrano generalmente nei limiti previsti dalla citata Tabella anche assumendo, talvolta valori prossimi al limite; fa eccezione il campione identificato con NRG 272, prelevato in prossimità della Strada Collami nei pressi della sponda destra del fiume Sacco: tale campione presenta un valore di PCDD e PCDF pari a 12.7 ng/Kg, appena superiore al valore limite di 10 ng/Kg previsto dalla vigente normativa per i suoli ad uso verde pubblico. A proposito di tale superamento corre l’obbligo di segnalare che, da notizie assunte in loco, l’area nella quale si è verificato il superamento sembrerebbe essere stata in anni precedenti teatro di un analogo incidente ad altro opificio.

Le analisi condotte sui materiali vegetali, costituiti sia da vegetazione spontanea (erba) che da prodotti ortofrutticoli (broccoli rapa), sempre prelevati all’interno dell’area di interesse, hanno evidenziato la presenza di quantità apprezzabili di alcuni degli analiti ricercati. E’ stata, infatti, rilevata la presenza significativa di IPA nei campioni di erba prelevata in via Collelami, mentre gli ortaggi hanno presentato una concentrazione di tali sostanze molto più basse. Tale presenza non può essere ricondotta unicamente all’evento occorso, ma deve essere ricollegata all’inquinamento dovuto a traffico veicolare.

Diversa sembra essere la situazione riguardante i quantitativi di PCB e PCDD –PCDF. I valori di concentrazione di tali sostanze, riscontrati sia sulla vegetazione spontanea che sugli ortaggi a foglia larga richiedono che venga adottato uno stato di attenzione in considerazione della possibilità di assunzione di tali sostanze in via diretta od indiretta mediante alimentazione….”

Dopo aver riportato il passo di pagina 2 della relazione alle analisi effettuate da ARPA LAZIO, ci preme precisare alcune cose.

Innanzitutto il sito di Via Anime Sante snc posto all’interno del sito Ex PO.DER.LAT. dove si è promanato l’incendio dal 02/01/2011 al 07/01/2011 è area sottoposta a PIANO ASI, e quindi ricade in zona industriale, per il sito di Via Anime Sante 219 che ricadrebbe da PRG del Comune di Ceccano in Area Agricola ricordiamo che il d.lgs. 152/06 articolo 208 comma 6 “… Entro 30 giorni dal ricevimento della conclusione della conferenza dei servizi, valutando le risultanze della stessa, la regione, in caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazione e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori…” Si fa presente alle S.V. tutte, che l’ultima Conferenza dei Servizi la Ditta Liburdi, che è stata la definitiva, l’ha convocata nel 2003 con la quale poi è stata concessa l’autorizzazione definitiva quinquennale (come era allora previsto dalla normativa vigente, ad oggi la durata dell’autorizzazione è di 10 anni). Si fa presente che alla Conferenza del 2003 il Comune non ha presentato alcuna opposizione relativamente alla destinazione urbanistica del sito di Via Anime Sante 219, e comunque si ribadisce che al 2003 la Ditta Liburdi era presente su quel sito dal lontano 1972.

Per quel che riguarda i vegetali per i quali è stato vietato il consumo, si precisa in questa sede che il piano di tutela acque regionali, il Piano è stato adottato con Deliberazione di Giunta Regionale n. 266 del 2 maggio 2006 e approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 42 del 27 settembre 2007 (Supplemento ordinario al “Bollettino Ufficiale” n. 3 n. 34 del 10 dicembre 2007) vieta l’utilizzo dei fossi per innaffiare gli orti, per tali motivi gli ortaggi in questione non dovevano proprio sussistere nelle vicinanze del Fosso Pianillo. Relativamente a tale divieto, il Comune di Ceccano aveva ottemperato all’obbligo di comunicazione imposto dalla regione con delle pubblicazioni anche sui giornali locali.

Si precisa che la Tabella 1 dell’All. 5 d.lgs. 152/06 è quella riguardante la “ Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare”, in tale tabella vengono indicati come valori di riferimento i composti organici per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale e per i siti ad uso commerciale e industriale.

Ricordiamo per un ulteriore volta che l’area interessata dall’incendio è Area INDUSTRIALE e le analisi riferiscono che i valori restano al di sotto dei limiti previsti per i siti a destinazione VERDE PUBBLICO, PRIVATO E RESIDENZIALE.

In ultimo ci teniamo a ricordare che la Ditta Liburdi all’epoca dell’incendio era azienda certificata con sistema ISO : 14001 e quindi era in possesso della certificazione ambientale, riconosciuta e rilasciata dall’organismo di vigilanza del TUV INtercert dopo accurati e pignoli controlli, e se la situazione fosse stata quella descritta dai mezzi di comunicazione di certo non sarebbero state rilasciate i visti, e sarebbe stata avviata una procedura di segnalazione per il ritiro del certificato, cosa che non si è verificata.

Per rendere la comunità tutta partecipe di quello che sta succedendo, ci preme sottolineare che dopo l’incendio di gennaio e successivo sequestro di gennaio e aprile, con il quale veniva decretata la chiusura definitiva dell’impianto, la Ditta Liburdi non ha abbandonato il sito a se stesso, ma si è impegnata a chiedere immediatamente il dissequestro che in un primo momento non è stato concesso, in seguito ha chiesto nuovamente e gli è stato concesso in data 23/09/2011 con inizio delle operazioni di rimozione dei materiali, previa analitica classificazione e sottoposizione ad analisi chimiche di laboratorio così come previste dal d.lgs. 152/06.

Per le analisi di rito la ditta ha affidato l’arduo compito allo studio OSI srl, e per maggior certezza sulla correttezza e precisione delle operazioni tutte ha nominato suo consulente lo Studio Benedetti 2000 che si compone di tre esperti in materia ambientale, di cui due professori universitari.

Infine a conforto di quanti credano che i monitoraggi dell’Arpa Lazio siano ancora in corso, credo sia doveroso smentire il tutto, in quanto le analisi sono state prodotte dalla scrivente e l’Arpa Lazio si è limitata ad acquisirle semplicemente, nei casi migliori, nella maggior parte dei casi, nonostante le analisi siano quelle di rito, nonché richieste dalla stessa Arpa in alcune missive, lo stesso ente si è limitato a respingerle e a coartare l’azienda a procedere secondo il principio di cautela, che obbliga a considerare pericolosi anche materiali che da analisi non sono tali.

Le analisi svolte dallo studio OSI, per conto della ditta, smentiscono fortemente quanto dichiarato e sostenuto sia dai tecnici dell’Arpa sia da Carabinieri. >>

Alla luce di tutto quanto detto finora, crediamo che le dichiarazioni rese dalla stampa nelle giornate di oggi e di ieri siano infondate e svianti, in considerazione dei risultati delle analisi dell’Arpa Lazio.

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