lunedì 18 marzo 2013

“Il coraggio di cambiare” – Rosalia Mattone, militante nel Pd analizza il voto delle Camere

Partito_Democratico_Simbolo

Alla fine di questa delicatissima partita a scacchi sul tavolo istituzionale una mossa è stata fatta, anzi due. Sabato il Parlamento ha eletto seconda e terza carica dello Stato. Il passaggio non è stato certo dei più semplici, manovra complessa, momenti di tensione e confronti dai toni accesi all’interno dei gruppi parlamentari hanno condito la due giorni di elezione dei Presidenti delle Camere.

Ritengo sia utile andare a ragionare su alcuni punti chiave di questo passaggio: cosa rappresentano i due neo-presidenti, il segnale che si porta dietro la loro elezione, e le indicazioni che dobbiamo assolutamente cogliere. Le due figure sono di altissimo livello, Laura Boldrini viene da esperienze in ambito internazionale, FAO , Programma Alimentare Mondiale, Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, insomma un curriculum di tutto rispetto nel settore umanitario. Pietro Grasso è una personalità “senza macchia”, ha dedicato l’intera carriera alla lotta alle mafie, arrivando a ricoprire il ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia. Non è superfluo ricordare i percorsi professionali perchè aiuta ad affrontare il primo punto del ragionamento.

Queste due figure non possono che interpretare al meglio il percorso di profondo rinnovamento cominciato con l’insediamento del parlamento nei giorni scorsi. Va nella stessa direzione che ha portato nelle camere oltre il 60% di nuovi eletti, arrivando ad una rappresentanza di donne mai raggiunta nella storia della Repubblica Italiana. Principali motori di questo rinnovamento nei numeri sono stati il Partito Democratico e il Movimento 5Stelle. La non riconoscibilità dei due presidenti dentro logiche partitiche ha condizionato positivamente il pur delicato passaggio parlamentare, spostando l’accento sugli alti profili piuttosto che sulla semplice appartenenza politica.

Andando poi ad analizzare i nodi per l’elezione, soprattutto al Senato, possiamo individuare qualche chiaro segnale. Il coraggio di spingersi oltre il recinto del partito e la scelta di figure dall’alto profilo professionale individuate anche al di fuori del classico establishment politico, ha sicuramente aiutato a far convergere forze che altrimenti sarebbero state avverse.

L’indicazione da cogliere è certamente quella di continuare sulla strada presa, ed esprimere il cambio di marcia che si vuole dare al paese attraverso personalità che racchiudano professionalità e competenza, tenendo a debita distanza l’insopportabile gioco tattico delle poltrone.

È altresì importante darne anche un’altra lettura. Da questo round esce sicuramente rafforzata le linea di Bersani. Continua a ripeterlo da giorni, e non ha perso tempo per ricordarlo, la strada è e continua ad essere strettissima. Tra chi invoca le urne immediate sentendosi ormai fuori dai giochi, e chi non è assolutamente intenzionato a concedere niente, il percorso continua in salita. Ma il segretario del Partito Democratico mette a segno con questa manovra un doppio colpo, sia sul fronte interno al partito, sia su quello parlamentare.

Il messaggio è arrivato chiaro e forte a chi nel PD lo dava già per decotto, relegandolo ormai a figura di transizione e destinata ad essere il capro espiatorio della non vittoria alle elezioni. La linea passata all’unanimità in direzione nazionale con la ricerca di maggioranza parlamentare basata sulle singole proposte, sguardo alle altre forze in campo e chiusura totale ad accordi col pdl targato Berlusconi, ha dato i sui frutti nella prima votazione del nuovo Senato. Il monoblocco dei senatori 5 stelle, posto davanti ad una responsabilità non da poco, cioè vedersi imputare le rielezione di Schifani al Senato, non ha retto, e disobbedendo al diktat del capo, qualche senatore ha espresso la propria preferenza per Grasso, con tutto lo strascico di conseguenze che ne verranno. In parole povere, proprio quello che Bersani ripete da settimane, devono venire in Parlamento ad urlare il loro NO, e stavolta il grido decisamente non s’è sentito.

Il clima continua ad essere incandescente, e l’imprevisto sempre dietro l’angolo, ma per chi guida la più grossa forza parlamentare in questo momento le parole d’ordine devono essere chiarezza nella strada da percorrere e coraggio nelle decisioni da prendere. Avanti così.

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