5 novembre 2012 redazione@ciociaria24.net

Profondo Rosso e i suoi quadri: l’arte del maestro Francesco Bartoli che stregò Dario Argento e lasciò con il fiato sospeso il mondo intero

Chi l’avrebbe mai detto, che in un paesino di provincia, sconosciuto ai più, dove l’orrore quotidiano non sta nei film di Dario Argento o nelle colonne sonore dei Goblin e di Claudio Simonetti, ma nell’inquinamento da beta-esaclorocicloesano, sostanza chimica scarto della lavorazione del lindano, che negli anni, attraverso lo scarico illegale dei siti industriali nelle acque del fiume Sacco, ha contaminato terreni, coltivazioni, animali da pascolo e perfino esseri umani, con effetti ancora poco conosciuti sulla salute delle persone e con un eccesso di patologie tumorali da fare davvero paura, si nascondesse un mistero di fama internazionale, ovvero l’autore dei dipinti più celebri della cinematografia horror: quelli di Profondo Rosso, che tormentarono, fino all’epilogo della pellicola, il protagonista del film, per un particolare colto durante il suo accorso in aiuto, che non riusciva più a focalizzare.

L’autore di quei quadri, allora giovanissimo, ma già sulla via della grande carriera, è proprio di Ceccano e si chiama Francesco Bartoli.

Ieri, in questa cittadina di 23mila abitanti della Ciociaria, dove nell’ambito di una manifestazione cinematografica, organizzata dall’Associazione Culturale “Il Centro del Fiume”, si è tenuta una conferenza con Claudio Simonetti, autore delle più belle colonne sonore che hanno fatto letteralmente la storia del cinema horror, nonché musicista italiano tra i più acclamati e nominati a livello internazionale, per altro compositore di brani di disco dance che hanno segnato il successo degli anni 80, su tutti “Gioca Jouer”, a quasi 40 anni dall’uscita di quel film, per la prima volta, il musicista ed il pittore, si sono incontrati e conosciuti.

Si è trattato di un colpo di scena inaspettato anche per lo stesso Claudio Simonetti, che non osava neanche immaginare una cosa del genere. E’ incredibile, infatti, come in tutti questi anni, malgrado le innumerevoli ristampe del film, anche in edizione limitata, sempre più condite di contenuti extra, nessuno si sia mai posto l’interrogativo su quelle tele, sul suo autore e ne sia andato alla ricerca.

Il maestro Bartoli, perché così lo chiamano a Ceccano i suoi amici più stretti ed i suoi più profondi estimatori, ha mantenuto quella sua impostazione modesta, di persona timida, che non riesce a darsi arie, malgrado di motivi ne avrebbe. Ha stretto con un sorriso silenzioso la mano al grande maestro Simonetti, che incuriosito poneva domande su quelle tele del film, scelte da Dario Argento per mezzo di una galleria d’arte, e lo ha invitato a casa sua, a vedere il suo studio e le sue opere.

Dopo un percorso in auto di alcuni minuti, l’arrivo a Colle Campanaro, una collina della periferia cittadina dove l’artista trascorre la sua vita privata, in una splendida villa addobbata dalle sue invenzioni, da quei suoi tocchi di arte e “magia”, che pur non trasmettendo musica direttamente, tramortiscono per la bellezza, facendo palpitare il cuore ed evocando una musica che viene dall’anima.

Claudio Simonetti, accompagnato da Titta Tani e Silvio Assaiante, rispettivamente batterista e bassista del progetto musicale che prende il nome di “Daemonia”, ha osservato con grande curiosità ogni singola tela, installazione.

Guardandosi l’un l’altro, i tre musicisti, si son posti tutti il grande quesito: cosa penserebbe Dario Argento di fronte a tutto ciò?

<Dario girerebbe un film solo dentro questo studio> ha confessato entusiasmato Claudio Simonetti, che non ha escluso la possibilità di una collaborazione con lo stesso Francesco Bartoli, magari per la realizzazione di una copertina di un nuovo disco dei Goblin.

Ma il pubblico mondiale, in particolar modo quello giapponese ed americano, che continua a riempire teatri e stadi, inneggiando i Goblin e Simonetti come mai accade in Italia, quel pubblico che ancora non sa nulla di tutto ciò, che ignora totalmente chi sia l’autore di quei quadri che sono rimasti celebri in Profondo Rosso, come reagirebbe di fronte ad una notizia del genere, che da quel lontano 1975, anno di uscita del film, emerge solo in questi giorni, dopo aver aleggiato a lungo tempo, solo a livello locale?

Antonio Nalli

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