Quanto ci sono costati partiti e simboli? (di Gianluca Popolla)

Alcune volte basterebbe ascoltare. Ascoltare per davvero.
Ogni cosa che ci circonda ci cambia e lascia dei segnali che sta a noi, soltanto a noi, recepire e trasformare in realtà, trasformandoci.
Lezioni di vita, consigli fraterni di chi sa percepire un’altra realtà dietro etichette stantie, schemi rassicuranti creati per noi e da noi per convincerci che spegnere il cervello, smettere di pensare, lasciare che siano ad altri a realizzare i nostri sogni sia il modo migliore per ottenere risultati perché il meno faticoso.

Così: nero giusto, bianco sbagliato; carta vince, carta perde; un concetto di sinistra è stupendo, uno di destra è ignobile e viceversa.

Scegliamo di non fare scelte, ma non ci accorgiamo di farne altrettante senza l’aiuto del pensiero.

Ripensavo proprio ieri, tornando a casa, che se oggi John Lennon fosse interrogato sui problemi politici del nostro paese risponderebbe: “Imagine there’s no parties..Imagine all the people living for today”.

Forse non dobbiamo fare lo sforzo di immaginare per sottolineare l’evidente mancanza dei partiti: nei contenuti, nel contatto con le persone e con la realtà, nel risolvere i problemi del paese; ma il messaggio è un altro.

Troppo spesso abbiamo cantato quella canzone, l’abbiamo venerata ed eletta come una tra le migliori del ventesimo secolo, ma le stesse volte ne abbiamo perso il significato, quel tocco vitale che trasforma un semplice insieme di parole in qualcosa di più della loro somma.

Pensate soltanto a cosa l’uomo avrebbe potuto fare se avesse lasciato ad altri i vessilli di una guerra politica fatta di simboli, frasi fatte e cene elettorali e avesse condotto una sfida comune all’inefficienza, all’ignoranza che imperversano il nostro paese, il nostro mondo.

Mi chiedo quanto ci è costato il non ascoltare le altrui opinioni perché provenienti da esponenti di un altro partito, e quanto non dissentire da opinioni ascoltate nel nostro gruppo politico e per noi improponibili e inefficaci; quanto ci è costato avere fede in simboli creati da noi per dividerci più di quanto le nostre divergenze ideali facessero prima; quanto ci è costato non ascoltare davvero il nostro vicino di casa, l’amico di una vita, il compagno di banco, il collega di lavoro non perché non credessimo in lui ma perché coscienti della sua appartenenza ad un partito?

Creiamo degli schemi per “semplificarci” la vita, dei partiti politici per unire persone con le stesse idee eppure non ci chiediamo quali siano i risvolti dell’avere una vita “semplice” e di un gruppo di persone che non conoscano altro che una sola idea.

Gianluca Popolla

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