Stefano Gizzi contro le Pussy Riot: “sono tre…!” (di Antonio Nalli)

Le Pussy Riot? Tre meretrici.

Autore di questa affermazione l’Avvocato Stefano Gizzi.

I più lo ricordano per il rogo del “Codice da Vinci” dello scrittore americano Dan Brown, avvenuto nella pubblica Piazza di Ceccano, dove all’epoca era consigliere comunale, e che fece il giro del mondo.

L’Avvocato Gizzi, esponente locale del Popolo delle Libertà, torna ora alla ribalta della cronaca intervenendo pubblicamente sulla polemica di dominio internazionale scaturita con la condanna a due anni delle tre Pussy Riot da parte del sistema giuridico russo.

Gizzi non ha risparmiato giri di parole ed ha espresso il suo giudizio sulle punk girl, senza toni di cortesia.

“Se le tre meretrici russe – ha reso noto l’Avvocato – si fossero recate in un campo di concentramento a cantare canzoni piene di bestemmie, o nel mausoleo di Arligthon negli Usa, o in una sinagoga, cosa sarebbe successo? perché tutta questa solidarietà per la libertà di espressione di offendere Dio nel tempio più sacro di tutta la Russia? ragioniamo sullo scatenarsi della propaganda anti Putin e anti Russia. A chi fa gioco, a chi conviene. Ragioniamo su chi finanzia la propaganda contro la religione, le tradizioni, le radici culturali dei popoli. E la loro indipendenza culturale e finanziaria. Ragioniamo sulle lobbie mondialiste, che ci vogliono asserviti, indebitati e omologati (diceva Ezra Pound: “un popolo che non s’indebita fa rabbia agli usurai”). Ragioniamo perché l’Ungheria cattolica è sotto attacco per la sua nuova Costituzione. Quindi ben vengano le condanne per queste troiette. Sono un segno di indipendenza e di reattività del popolo russo. E una speranza per tutto il mondo.
Solo un ulteriore commento: e se queste troiette avessero fatto quello che hanno fatto in una sinagoga o in una moschea? Probabilmente la mobilitazione democratica ci sarebbe sì stata, ma con un segno contrario.”
Una prima precisazione: queste caste fanciulle sono state condannate per “teppismo religioso”, e, tra le aggravanti, c’è anche quella di propaganda omossessuale che è ancora un reato nella Santa Russia. (Fonte: “Il Giornale”, che ha riprodotto anche il testo della loro “canzone”, carico di odio blasfemo verso la Cristianità, la Madonna e la civiltà).
Seconda precisazione: è stata la Chiesa Ortodossa, fortunatamente per lei ancora aliena da compromessi con le perversioni moderne, a chiedere, per bocca del Patriarca Cirillo, una condanna esemplare (Fonte: sempre “Il Giornale”). In effetti a queste virtuose giovanette è andata bene: rischiavano fino a sette anni.
Terza precisazione: la vergognosa mobilitazione democratica e mondialista a favore delle “vagine ribelli” (questa l’elegante definizione del loro gruppo punk: Pussy Riot) è stata stigmatizzata persino da commentatori laici come l’antropologa Maria G. Maglie

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